Ecco com’è la donna nel mondo dell’arte
Ecco com’è la donna nel mondo dell’arte

Ecco com’è la donna nel mondo dell’arte

La pittrice Ester Campese ripercorre con noi la storia dell’arte dedicata alla bellezza femminile



Fin da bambina ha sempre avuto la curiosità di sperimentarsi in varie discipline artistiche tra cui
danza, piano e pittura. Oggi Ester Campese, in arte Campey, ha virato nettamente verso quest’ultima tecnica espressiva. Da una forte componente contemplativa e un urgente bisogno di comunicare è venuta fuori una collezione di dipinti che mette, al centro dell’argomentazione, anche il mondo femminile, così complesso e meravigliosamente armonioso.

Ecco com’è la donna nel mondo dell’arte

Quando e come ha iniziato a dipingere?

In realtà posso dire che da sempre il colore e la pittura appartengono alla mia vita facendone una piacevole compagna di viaggio. Se però vogliamo focalizzarci su una pittura più consapevole e “tecnica” devo risalire ad almeno una decina di anni fa. Da allora, in modo più costante, dipingo sia per una ricerca interiore che per una evoluzione artistica che non posso scindere ed interrompere. Vanno entrambe a braccetto in una continua, e a volte faticosa, sperimentazione che diventa ancora più urgente quando la confusione della frenetica vita mi sovrasta troppo. Nel mio mondo, tra i miei colori e pennelli, come se attraversassi uno stargate, trovo sempre ristoro. 

Ecco com’è la donna nel mondo dell’arte

Dove trova l'ispirazione?

L’ispirazione parte in genere da una sensazione che avverto, da qualcosa che mi colpisce in modo “profondo” che poi tento di cesellare e trasferire sulla tela come forma, colore ed emozione da coccolare e forgiare prima intimamente per poi condividerla con chi guarderà le mie realizzazioni. Provo a pormi di volta in volta nuove piccole sfide che possano essere un nuovo tema, una nuova tecnica, un nuovo punto di vista o uno studio da riprovare ed approfondire.

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Uno dei suoi soggetti preferiti è la donna. Perché?

La donna è senza dubbio un mondo complesso, forse il più complesso ed affascinante da “raccontare” e che racchiude in sé il senso del creato, armonia e bellezza. Mi piace attraverso i soggetti femminili esprimere come in un caledoscopio le mille sfaccettature che si possono cogliere. Questo in prima battuta, ma attraverso la pittura, inclusa quella al femminile, provo ad esprimere anche qualcosa che vada oltre al puro esercizio estetico, magari trasferendo un messaggio un po’ più “velato” da far scorgere. La “collezione delle donne di Campey” fa parte di un tema che sto perseguendo da circa un anno e che approderà ad una mostra personale a dicembre.

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Quali sono gli elementi della bellezza femminile?


Difficile stabilire cosa sia realmente, provo ad esprimermi facendo mia la citazione e “scomodando” il Mahatma Gandhi “La vera bellezza, dopo tutto, consiste nella purezza del cuore”. Non penso infatti si possano riepilogare gli elementi della bellezza femminile in una univoca definizione. Credo piuttosto che possa essere un certo qualcosa che attrae spingendoci a soffermarci con lo sguardo. Non sono parti singole ma la risultante complessiva che si esprime attraverso il fascino di un movimento, di uno sguardo, di una battuta ironica e di piccole sfumature che ne creano l’appeal d’insieme.

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Com'è cambiata l'immagine della donna nel tempo?

Penso che ogni epoca ha dettato, alternandoli, vari modelli di bellezza variando il gusto estetico anche in base al luogo e ruolo sociale ricoperto dalla donna. Se ci riferiamo all'ideale di bellezza Greca questo era associato a grazia e proporzione simmetrica ed armoniosa. Ciò è ben rappresentato dalla Venere di Milo con le sue forme morbide e la grande sensualità, ancora oggi riconosciuto come canone di bellezza perfetta. Lo stereotipo della donna medioevale era acqua e sapone, con un fisico efebico e sottile, con fianchi stretti e seno piccolo, per poi ritornare nell’epoca rinascimentale ad una bellezza con forme più rotondeggianti così come per le opulente matrone romane le cui forme prosperose erano sinonimo di ricchezza e benessere. La donna nell’ottocento ha invece spalle rotonde e piene, con volti sereni e pelle chiara, senza trucco che per mantenere giovane protegge con velette ed ombrellini. Gli anni 50, l’epoca delle “maggiorate” vede le canoniche misure da pin up 90-60-90 per ritornare ad una figura assottigliata negli anni 70 con gambe scoperte dalla minigonna, e gli occhi con ciglia finte e eyeliner. Oggi, il canone di bellezza femminile è con un corpo magro e scolpito, piegando quel poco tempo che resta alla donna contemporanea, che velocemente scorre, per famiglia e lavoro. Ho provato a raccontare tutto ciò attraverso alcuni dei miei quadri percorrendo tempi e luoghi in cui ritroviamo l’espressione femminile.

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La donna curvy, mi pare di capire, nell'arte è stata molto più protagonista della donna filiforme. Qual è, secondo lei, il motivo?

Se parliamo di donna curvy in arte mi viene spontanea ed immediata l’associazione al più espressivo e popolare pittore in tal senso: Fernando Botero da Medellin, ma non è da meno quella che per me è la più grande scultrice del novecento Niki Saint Phalle. Entrambi esprimono molto bene quel senso più voluttuoso ed espressivo che un corpo più morbido può trasmettere rispetto ad una donna troppo magra che in pittura può non risaltare. Influisce secondo me anche la provenienza dell’artista e il canone di riferimento del proprio Paese ad esempio in Italia e Cina, la donna moderna in genere ha gambe e braccia più magre, mentre in Paesi del Sud America come Perù o Messico, gli standard di bellezza vedono donne con un girovita sottile, ma seno e fianchi più generosi

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Sinuosità e curve vanno a braccetto?

Assolutamente sì. Soprattutto credo che quello che dovrebbe emergere è una “pienezza” interiore che rende all'esterno una morbidezza di modi. Non credo che la bellezza esteriore debba poi essere così preponderante ed importante rispetto ad intelletto, sensibilità d’animo e qualità morali indifferentemente.
 

 


Sonia Russo
pubblicato il 31/10/2016



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